| Luigi Festa | |||||||
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Le opere sono frutto di un progetto in cui, attraverso il disegno, vengono definiti tutti
gli elementi e gli incastri che permetteranno in fase realizzativa di comporre
le sculture.
Il disegno si sviluppa su due piani. Il primo è quello dell’elaborazione di immagini iconiche, quella del volto umano, dell’albero, dell’androide ecc. che permangono come riferimenti riconoscibili dell’Umano, della Natura, della Tecnologia, ecc.. Il secondo è quello dello studio di una geometria spaziale che permetta di scomporre le immagini e allo stesso tempo di ricomporne i frammenti in una forma tridimensionale. Nelle opere finite le immagini iniziali si fondono con il movimento interattivo dell’osservatore e il mutamento che la anima si dispiega attraverso il tempo. In un senso aderente al pensiero filosofico di Emanuele Severino, le opere vogliono dare concretezza alla verità che il mutare di un ente in un’altra forma, il suo divenire altro da sé, è un’illusione e la realtà parziale che viviamo al momento contiene in sé tutti i movimenti futuri. Ogni ente inoltre, nel pensiero di Severino, non è mai separato dal tutto, qualsiasi realtà esiste solo perché è eternamente legata alla totalità. In tal senso, questo profondo e indistruttibile legame fa sì che ogni cosa, ogni forma di vita, sia concretamente lo specchio particolare della totalità. Ma se è vero che ogni forma di vita è eternamente legata a ogni altra forma di vita, il passaggio tra natura e umanità non sancisce alcun distacco, quest’ultimo non è altro che una forma di illusione a cui l’uomo si è sempre affidato per affermare l’effimero dominio sulla natura e su sé stesso, ma al di là di tale illusione, si manifesta l’eternità di tale legame. In questo senso i frammenti delle sculture sono momenti di un’unica realtà che costantemente manifesta modi di essere del tutto. | ||||||
![]() | 2019/2024 - Mentre
le sculture colorate di Alexander Calder – alcune delle quali animate
da motori, altre semplicemente sospese per catturare al meglio correnti
d'aria – si affidavano essenzialmente al caso per restituire
immagini cangianti, qui si assiste invece a una creazione di
dispositivi scultorei che generano immagini sempre variabili ma
laboriosamente progettate. Le ultime opere di Luigi Festa hanno una loro "macchina interna", un'energia non prodotta artificialmente e non fornita naturalmente dalla spinta del vento. La kinēsis che le anima è il potenziale di variazione prodotto attraverso il movimento interattivo dell'osservatore che interagisce con l'opera.Attraverso i medium di tempo e movimento, il "veder bello" di questi caleidoscopi tridimensionali il cui significato risale alla coniugazione delle parole in greco antico kalos, eidos e skopèō, avvalora, dandone concretezza materiale, l'incontrovertibile verità che ogni evento non può che essere uguale a sé stesso eternamente e che, quindi, il mutare di un ente o di una forma in un altro ente o altra forma diversa dalla precedente è un atto di fede senza fondamento logico: un'interpretazione nichilista riguardo alla sostanza del divenire. In altre parole si può dire che la quercia è innata nella ghianda e che la realtà parziale che viviamo al momento, l'impossibilità cioè di un "adesso" valido universalmente, contiene in sé tutti i movimenti futuri, tutte le istanze del mondo. VIDEO | ||||||
![]() | 2018 - Le statue dei Greci erano dipinte. Tutto è in questo. L'appello ad avvicinarsi alla vita in uno stato di "Mirabilia" e' costantemente accolto da Luigi Festa, e in questa nuova serie di opere che chiameremo kaloséidos, egli, con una missione simile a quella del mago, approfondisce l'immaginario alchemico nel quale e' possibile cogliere il senso del suo lavoro, per dare costellazione di significati a cio' che forma l'origine della parola caleidoscopio, dal greco καλειδοσκοπεω, ("vedere bello").Per l'entanglement quantistico noi siamo connessi a qualsiasi particella subatomica. E' il nostro stesso pensiero ad interagire con il resto dell’universo al punto da essere in grado di modificare la struttura della realtà. La pittura di Festa ora fusa con la scultura puo' essere un sapere preciso ed organico restando se stessa in modi distinti dalla scienza, muovendosi autonomamente, appunto come l’alchimia.A differenza di quando si scatta una foto, il nostro pensiero è in grado di modificare la realtà esterna a noi scegliendosi punti di osservazioni e possibilita' percettive che sfidano il senso comune. Preso un punto fermo di acqusizione nel precedente ciclo di immagini sindoniche che attraverso composizioni polittiche raffiguravano viste prospettiche multiple di corpi e posture, Festa ora esplora le possibilita' offerte dal fenomeno ottico della riflessione dando vita ad un entanglement tra immagine dipinta ed immagine riflessa. VIDEO | ||||||
![]() | 2013/2017 - Nel
proposito che appresta il cammino in un'altra direzione, "nel sentiero
del giorno e della luce", in direzione della via che abbandona i luoghi
dell'opinione in cui gli uomini comunemente si trovano, si costituisce
il progetto che contrappone all’arte tradizionalmente intesa come
visione – ancorata alla mimesi della realtà oggettiva – un veicolo
espressivo emancipato dall’illusorietà dell'esperienza sensibile, un
proprio linguaggio della pittura interessato non più alla visione
dell’oggetto, viceversa alla sua comprensione.Contemporaneità segna
un varco, l'iter di una transizione. La figura si fa ancora presente.
Il varco deve consapevolmente passare attraverso la liquefazione
alchemica del solido riconoscibile per ottenere il riscatto
dall'opacità e dalla densità. Ma il sentiero intrapreso non può trovare una sua conclusione. Essa non è data alla nostra erronea definizione di "mortali", perché quel cammino è appunto inconcluso; inconcluso poiché eterno. Tanto più il vero "veritas" vuol farsi riconoscibile, fedele alla sua immagine come ci appare, altrettanto è falso.Creazione e distruzione sono una simultaneità-contemporaneità, uno stesso principio; sono in realtà la stessa cosa. Ecco quindi che la trasfigurazione iniziale in cui queste opere di Festa si collocano provvisoriamente e in precario equilibrio, non può che essere celebrazione. Un apparire e uno scomparire, una Contemporaneità appunto, giammai un'annientarsi. | ||||||
| Commenti critici di Roberto Francesco Cicero, autore e architetto ( ha pubblicato: "Dal Palladio al sacco di Baghdad - Le eredità culturali attraverso luoghi, istituzioni e politiche utilitaristiche" La Caravella editrice 2020) | |||||||
| e-mail : info@luigifesta.com | |||||||